30/08/10

Il Coordinamento Donne contro il Razzismo dice NO alla persecuzione dei Rom 

Il 28 agosto è tornato a riunirsi il Coordinamento anti-discriminazione con la mobilitazione di tutti gli antirazzisti accanto ai rappresentanti della comunità Rom e Sinta per la manifestazione del 4 settembre 2010 alle ore 14,30 a Roma, in Piazza Farnese davanti all’Ambasciata francese, per dire no a razzismo e discriminazione; no agli sgomberi senza alternative di alloggio; no alla trasformazione di Rom e Sinti in capri espiatori per fini politici; no alle nuove forme di deportazione; no all'uso improprio o illecito degli ingenti fondi Ue stanziati per l'integrazione di Rom e Sinti. Il Ministro Maroni con un'intervista al Corriere della Sera ha ufficialmente aperto la campagna elettorale della Lega Nord, che verterà ancora una volta su un concetto strumentale di sicurezza, al cui centro non vi sarà la lotta alle mafie e alla corruzione, ma la solita campagna contro Rom e Sinti. Il Corriere della Sera ha intervistato il Ministro senza concedere a Rom e Sinti il legittimo diritto di replica. I media usano l'informazione per fini di propaganda e a senso unico.

Le deportazioni, le intimidazioni, la caccia al Rom in Francia suscita il nostro sdegno, come uomini prima ancora che come cittadini italiani, europei e del mondo. Dopo il Vaticano e la Commissione europea, anche le Nazioni Unite hanno stigmatizzato le politiche contro i Rom in Francia, eppure i piani di pulizia etnica non sembrano fermarsi. I Rom e Sinti hanno pagato un prezzo altissimo durante la Seconda guerra Mondiale, con oltre 500 mila vittime della persecuzione razziale messa in atto dai nazifascisti, senza che questa immane tragedia si sia fissata come un monito nella memoria collettiva. Al contrario, pregiudizi e informazioni distorte continuano a gettare fango sul solo popolo che non ha mai fatto guerra a nessuno. Sarkozy e Maroni si accaniscono contro bambini, donne e vecchi che non possono difendersi.

I Rom e Sinti ricevono spazio solo quali protagonisti negativi della cronaca, mentre l'eroismo di famiglie emarginate che ogni giorno sopravvivono fra mille difficoltà e gli eventi culturali che vedono i Rom offrire un contributo preziosa alla civiltà europea e mondiale sono oscurati. La società civile deve essere informata e deve reagire. Centinaia di persone Rom e non, difensori dei diritti umani, intellettuali, professionisti, studenti hanno già aderito alla manifestazione e le adesioni continuano a raggiungere gli organizzatori. Lo stesso 4 settembre a Parigi, su iniziativa delle organizzazioni per i diritti di Rom e Sinti, si terrà una grande manifestazione di piazza contro le politiche antizigane condotte dal presidente Sarkozy e dal governo francese.

26/05/10

Anche noi sottoscriviamo l'APPELLO CONTRO I CIE

QUESTO APPELLO È RIVOLTO ALLE ANTIRAZZISTE E AGLI ANTIRAZZISTI CHE NON INTENDONO TACERE
http://www.nocie.org

A coloro che intendono schierarsi apertamente, in maniera netta e senza ambiguità, per la chiusura definitiva dei Centri di identificazione ed espulsione, strutture che rappresentano concretamente il simbolo più evidente della negazione dei diritti – primo fra tutti quello della libertà personale – nonché momento estremo del controllo sociale.
Voluti dall’Unione Europea per affermare la propria definizione di fortezza che garantisce i diritti solo ad alcuni e in certi casi, messi in atto in Italia da un governo di centro sinistra, rafforzati e peggiorati dai governi di destra, i Cie sono la dimostrazione della politica espressa dal nostro Paese nei confronti degli “stranieri”, in un percorso che dal rifiuto porta alla rimozione, alla negazione dell’altro. Buchi neri del diritto nazionale e internazionale, spesso nascosti agli occhi dei cittadini nelle periferie delle città, inaccessibili e non monitorabili, i Cie sono nei fatti un’istituzione illegale, risultato di abusi giuridici e di leggi razziali come quella che introducendo il “reato di clandestinità”, nega il principio di eguaglianza.
Chi ci è entrato ha avuto modo di toccare con mano rabbia, dolore e violenza. L’estensione a sei mesi del tempo massimo di detenzione ha acuito ancora di più la disperazione, che spesso si traduce in tentativi di suicidio, in vite che si frantumano nel silenzio e nell’indifferenza. Chi ha ascoltato la voce di quelle e quelli che in maniera ipocrita vengono chiamati “ospiti”, riuscendo a sfondare il muro impenetrabile di invisibilità che nasconde i destini di persone costrette in gabbia, può affermare con nettezza che i Cie, un tempo Cpt, sono irriformabili.
Perché è inaccettabile restare rinchiusi per il solo fatto di aver varcato una frontiera per necessità, per il solo fatto di esistere e aspirare a un futuro migliore. L’esistenza dei Cie si colloca nel disegno di chi vuole uomini e donne migranti in perenne condizione di ricattabilità, impossibilitati ad accedere a percorsi di regolarizzazione, scorie finali di chi è espulso dal circuito produttivo dopo essere stato sfruttato e costretto alla clandestinizzazione.
Gabbie e cemento, nascondono destini spezzati, tentativi di rivolta, furore legittimo e repressione sistematica. Gli enti gestori, che da queste strutture guadagnano milioni di euro macchiati di sangue, provvedono a far trovare ambienti puliti alle delegazioni che riescono a entrare. Ma basta guardare negli occhi gli uomini e le donne che stanno dietro quelle sbarre, per ritrovarsi in faccia una realtà celata e rimossa.
Quella che chiediamo non è soltanto una firma di circostanza, ma un impegno duraturo.
Chiediamo che chi opera nei mezzi di informazione, nelle associazioni umanitarie, nelle istituzioni, nel mondo della cultura e dello spettacolo, si assuma, sottoscrivendo, una responsabilità precisa. Quella di forzare l’omertà che consente tale vergogna e di raccontare. Raccontare con onestà, non fermandosi all’apparenza ma per comunicare
quanto sia importante chiudere tutti i Cie. Scegliendo oggi di disobbedire al consenso di cui gode il razzismo istituzionale. Un giorno, speriamo non lontano, luoghi infami come i Cie diventeranno simboli di una vergogna passata, da visitare per non dimenticare, per non ripetere.

PER ADERIRE: http://www.nocie.org


PRIME ADESIONI

Adriano Bono, musicista, Roma
Alessandra Magrini, attrice e autrice di Madama Cie
Alessia Montuori, Associazione SenzaConfine, Roma
Alex Zanotelli
Alessandra Sciurba, Università di Palermo e Meltingpot Europa
Andre Segre, regista di Come un uomo sulla terra
Annamaria Rivera, antropologa, Università di Bari
Anpi, Associazione Nazionale Partigiani d'Italia
Ascanio Celestini, attore, Roma
Carlo Marrapodi, attore cinematografico e teatrale, ex operaio
ThyssenKrupp
Caterina Romeo, Sapienza Università di Roma
Christiana de Caldas Brito, scrittrice, Roma
Clotilde Barbarulli, Giardino dei Ciliegi, Firenze
Compagnia teatrale indipendente Attrice Contro, Roma
Cristiano Castelfranchi, Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione
del CNR, Roma
Elio Germano, attore, Roma
Emilio Quadrelli, Università di Genova
Emilio Quinto, giornalista, Milano
Fabio Geda, scrittore
Federico Raponi, giornalista, Roma
Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo
Gabriele del Grande, giornalista e fondatore di Fortress Europe
Gianluigi Lopes, Medici Senza Frontiere, Roma
Igiaba Scego, scrittrice e giornalista, Roma
Julio Monteiro Martins, scrittore, Università di Pisa e Scuola Sagarana,
Lucca
Laura Guazzone, Sapienza Università di Roma
Le donne che si sono incontrate al presidio del 25 novembre in piazza
Cadorna, Milano
Lea Melandri, saggista e giornalista, Milano
Luca Queirolo Palmas, ricercatore, Università di Genova
Marco Santopadre, Radiocittaperta, Roma
Maria Cristina Mauceri, Università di Sydney, Australia
Maria Grazia Campari
Maria Immacolata Macioti, Sapienza Università di Roma
Militant A, Assalti Frontali, Roma
Missionari Comboniani di Castel Volturno, Caserta
Monica Pepe, giornalista, Roma
Natacha Deaunizau, attrice, Francia
Nicoletta Poidimani, ricercatrice indipendente, Bologna
Nora Morales De Cortiñas, Madres de Plaza de Mayo, línea fundadora, Buenos
Aires, Argentina
Paolo Agnoletto, avvocato, Milano
Paolo Molinari, giornalista, Roma
Riccardo Petrella, economista politico, Università di Lovanio
Stefano Liberti, giornalista, il Manifesto, Roma
Stefano Mencherini, giornalista indipendente
Valerio Bindi, fumettista e disegnatore, Italia
Vittorio Agnoletto
ZeroViolenzaDonne.org

18/04/10

Appello donne della Fiom-Cgil

Il Coordinamento Donne contro il Razzismo aderisce all'appello delle donne della Fiom.


Ogni luce di democrazia che si accende ci riguarda


Si sta svolgendo in queste settimane la campagna della Fiom-Cgil – a cui le donne della Fiom contribuiscono con una propria riflessione - per raccogliere le firme a sostegno di una proposta di legge d’iniziativa popolare sulla democrazia nei posti di lavoro per affermare il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori di decidere su contratti e accordi che riguardano le loro condizioni di lavoro e di vita, e garantire una reale rappresentatività e rappresentanza delle organizzazioni sindacali che firmano e aderiscono alle intese evitando che accordi nazionali e nei diversi ambiti possano prescindere dalla partecipazione e dal voto delle lavoratrici e dei lavoratori.

Questa iniziativa ci interessa perché ogni luce di democrazia che si accende ci riguarda soprattutto in una fase nella quale si assiste al restringimento di forme e luoghi che hanno consentito e consentono un esercizio esteso e attivo dei diritti in molti campi, che per noi è condizione essenziale anche per esprimere una soggettività femminile.

Il rapporto tra diritti e crisi della democrazia riapre in modo acuto e per certi versi nuovo anche il tema della rappresentanza: nel mondo del lavoro dove sono in atto da tempo tentativi di indebolire e frammentare sistemi di tutele e dove soprattutto sono cresciute, al nord come al sud, situazioni di precarietà e sfruttamento che toccano centinaia di migliaia di donne, giovani, immigrati e immigrate che non dispongono di adeguate forme di rappresentanza per la tutela dei loro diritti; ma anche in molti altri ambiti come quello della salute, dell’istruzione, dei diritti sociali.

Riportare democrazia, partecipazione, adeguata rappresentanza nei luoghi di lavoro significa poter decidere sulle questioni che interessano lavoratrici e lavoratori: sull’aumento dell’età pensionabile che, dopo le dipendenti pubbliche, potrebbe essere imposto a tutte; sulla nuova legge sul lavoro, in discussione in Parlamento, che prevede assunzioni con contratti individuali, che potranno contenere clausole peggiorative rispetto ai contratti nazionali e rendere più facili i licenziamenti, il cui contenzioso sarebbe affidato non più ai giudici, ma ad arbitri privati. Tutto ciò per le donne può significare la possibilità di licenziamento in caso di gravidanza o quando si vogliono utilizzare permessi e congedi per assistenza ai figli, agli anziani e alle persone disabili.

Ma parlare di democrazia nel lavoro, come recita la nostra Costituzione, significa anche adeguare e allargare ambiti e modalità delle forme di tutela e rappresentanza rispetto alle tante situazioni di lavoro, anche precario , in primo luogo assumendo fino in fondo la nuova presenza delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati come dato stabile e positivo per tutto il paese.
Significa anche impegnarsi nuovamente nei luoghi di lavoro e sui territori, native e immigrate insieme, per riaffermare il diritto a servizi sociali che favoriscono la conciliazione, a una scuola di tutte e tutti.

La possibilità di esprimersi, elaborare proposte, confrontarsi, decidere interessa in particolare le donne, oggi ancora discriminate su molti aspetti, ancora una volta penalizzate dalla crisi e da un ritorno strumentale di orientamenti familistici. Interessa quindi tutte noi: più democrazia per poter lottare contro la disoccupazione, la precarietà del e nel lavoro, contro le norme razziste della recente legislazione ( legge 94 del 15 luglio 2009) denominata “pacchetto sicurezza”. Sicurezza per chi? Queste norme che rendono insicura e precaria la vita di tante donne e uomini migranti - sempre sotto ricatto di essere espulsi, di perdere o non acquisire il permesso di soggiorno, come anche le recenti misure per la regolarizzazione di colf e “badanti” dimostrano - rendono forse più sicura la vita di tutti gli altri? La sicurezza delle persone non va piuttosto garantita nelle condizioni di lavoro, nella tutela dell’ambiente, nell’accesso ai servizi e beni comuni, nel contrasto alle violenze e alla criminalità organizzata?

Le politiche discriminatorie e razziste colpiscono tutte e tutti, perché cercano di dividere e rompere i rapporti di solidarietà tra le persone, alimentando la paura e i pregiudizi: contro “lo straniero e il diverso”, “contro chi ci porta via il lavoro, perché accetta condizioni peggiori”, “contro chi viene prima di noi nell’assegnazione delle case, nell’accesso ai servizi” ecc. Il risultato è una drammatica disgregazione degli interessi comuni, una guerra tra poveri, una democrazia dimezzata, una società chiusa e escludente, in cui tutte, native e migranti, stentiamo a riconoscerci. Sempre di più ci sentiamo straniere nell’Italia di oggi.

La cittadinanza non è solo una questione di leggi e disposizioni per poterla acquisire – in Italia, come sappiamo, le difficoltà sono enormi, a partire dal permesso di soggiorno - ma è soprattutto un percorso soggettivo, una pratica di convivenza rispettosa dei diversi progetti personali. Democrazia è riconoscere la pluralità di questi percorsi. In questi anni abbiamo lavorato in tante, per abbattere muri e frontiere, per aprire il nostro paese al mondo e alla ricchezza delle tante diversità.

Il riconoscimento dei diritti politici e sociali dei/delle migranti, compresi quelli di cittadinanza, può contribuire a promuovere una cultura di convivenza civile e ad individuare strumenti per combattere ogni forma di razzismo e discriminazione.

Le donne migranti sono state protagoniste e promotrici delle iniziative di mobilitazione, hanno tessuto relazioni importanti per la riuscita della giornata “24 ore senza di noi” e della “primavera antirazzista” del mese di marzo.

Questi temi e queste esigenze chiamano ad una particolare responsabilità le donne a partire dai diversi ambiti e luoghi di lavoro perché si determinino, anche a partire dalla iniziativa promossa dalle donne della FIOM, a costruire un percorso di mobilitazione e di proposte comuni.
Per questo aderiamo alla proposta di legge di iniziativa popolare e riteniamo importante che sempre più donne la sottoscrivano.

26/02/10

Nostra iniziativa: Primavera Antirazzista

Casa Internazionale delle Donne e
Coordinamento donne contro il razzismo

Domenica 7 marzo 2010
Piazza Campo de’ Fiori - dalle ore 11 al tramonto

Primavera antirazzista
VOCI DI DONNE MIGRANTI E CITTADINE
Mostre e libri, stand informativi, spettacoli di cinema, teatro, musica
Saranno presenti le produttrici agricole del Progetto Rea Silvia della Regione Lazio

Programma:
Presentazione dell’iniziativa da parte del Coordinamento
Intervento dell’associazione Insieme Zajedno
Intervento di lavoratrici e lavoratori di Rosarno, Ass. Da sud
Campagna per il Nobel alle donne africane
Balli popolari in piazza, a cura dell’ Ass. Cemea
Pranzo preparato dalle donne della scuola Carlo Pisacane e dell’ Ass. Asinitas
Campagna Nastri Verdi di sostegno alle lotte delle donne iraniane
Intervento dell’ Ass. Be Free sul CIE di Ponte Galeria
"RetroviaNapoli"
Canzoni ispirate da donne, Stefania Tarantino (voce), Letizia Pelosi (chitarra)
I bambini di Capoverde: campagna per la ricostruzione della scuola
Intervento Ass. Asinitas, proiezione di video
Letture teatrali da Quelle voci dal vuoto (ed. Jacobelli)
Proiezione del video "The Chain of Love" (Mamme a catena)
Voci di donne dalla Bolivia - Donne per la solidarietá Onlus
Interventi musicali

Aderiscono le associazioni del Coordinamento Donne contro il Razzismo: Assolei, Candelaria, Donne a colori, Donne capoverdiane in Italia, Donne per la pace, Dhuumcatu, Imed, Insieme Zajedno, Le Nove, Madri per Roma Città Aperta, Monteverde antirazzista, No.Di: I nostri diritti, Spirit Romanesc, Quinoa, Trama di terre. Ed inoltre: Arci, Asinitas, Be free, CGIL di Roma e del Lazio, Coordinamento Donne della CGIL di Roma e del Lazio, Da Sud, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Lunaria, Filipino Women’s Council, Mosaico di pace, Donne africane in Italia (SODEFAID), Wilpf-Italia.

Saranno distribuiti materiali di documentazione dei Dossier Immigrazione, Caritas/Migrantes

Con il patrocinio della Presidenza della Provincia di Roma


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Nessun essere umano è illegale
Dichiariamo la nostra intolleranza al razzismo,la nostra volontà di abbattere muri e frontiere per affermare una cittadinanza globale.
Le politiche razziste sono sempre più pratiche per governare la crisi economica.
In assenza di politiche anticrisi l'unica risposta è la riduzione di libertà e diritti. Come fermare altrimenti le resistenze se non ingabbiando la società, producendo separazione e odio razziale? Misure che colpiscono in particolare i/le migranti ma riguardano tutti e puntano a dividere e a rompere i rapporti di solidarietà tra le persone, alimentando la paura e rendendo tutti più ricattabili. Le politiche razziste contro l’immigrazione alimentano e si combinano con nuove forme di razzismo popolare , fondate su stereotipi e pregiudizi contro “lo straniero e il diverso”.
Il risultato è una democrazia dimezzata, perché ogni forma di discriminazione è il contrario della democrazia; vogliono imporci una cittadinanza e quindi anche una società chiusa e esclusiva, in cui tutte, native e migranti, stentiamo a riconoscerci. In molte lingue – anche l’italiano - i cncetti di "straniero", "strano" ed "estraneo" hanno la stessa radice linguistica. Oggi come ieri "lo straniero - l'estraneo" è chi non rientra in quei parametri di "normalità" che qualcuno ieri come oggi ha stabilito.
Noi ci sentiamo straniere in questo Paese dove siamo nate, perché ci sentiamo estranee a tutto ciò che oggi questo Paese vuol rappresentare. Dichiariamo ancora che finché ci sarà il sessismo ci sarà anche il razzismo: anzi, è proprio il sessismo che ha aperto la strada al razzismo, rendendolo ovvio, naturale: ambedue sono ideologie discriminatorie costruite sul corpo che esprimono il sistema di potere che governa le relazioni tra maschi e femmine, tra bianchi e neri. L’intreccio tra sessismo e razzismo dimostra come si rafforzino a vicenda utilizzando l’uno gli strumenti dell’altro.
Le donne sono state usate per dichiarare guerra ai migranti e i migranti, a loro volta, sono stati usati per chiarire che le donne italiane appartengono agli uomini italiani. I maschi italiani ne sono usciti senza macchia, sdoganati - al solito - come “brava gente”: il mostro è fuori di noi, il mostro è l’altro.
In questi anni abbiamo lavorato in tante, per aprire il nostro paese al mondo e alle tante diversità. Il nostro stare insieme, ciascuna con la propria soggettività, rielaborando insieme il nostro essere nate in Italia o altrove, le nostre esperienze migratorie o le nostre differenze, è già un condividere, un’alternativa allo svilupparsi di un nuovo razzismo.
E’ ora di alzare le voci di tutte contro le politiche e le retoriche razziste, contro la precarizzazione delle vite.

Coordinamento donne contro il razzismo

28/01/10

Segnalazioni: Comunicato Madri x Roma Città Aperta

Ricordando le donne uccise per il pane dai fascisti e dai nazisti e le donne rinchiuse nei CIE.

27 Gennaio Giornata della Memoria

Per costruire un futuro di diritti rispettati

Attraversiamo quotidianamente la nostra città e ci rendiamo conto di quanto questa sia ricca di segni e simboli, più o meno nascosti, che parlano della sua storia e delle sue trasformazioni.

Il cambiamento, del resto, è elemento centrale di una società viva.

La costruzione di un percorso storico, la continua revisione degli elementi e la loro discussione in ambiti collettivi sono uno degli antidoti alle possibili manipolazioni; la memoria diviene elemento costitutivo del ragionare il presente e immaginare il futuro in una continua dialettica.

Il 27 gennaio è il giorno della memoria della Shoah e può essere giorno di riflessione.

A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere che "ogni straniero è nemico". Per lo più questa convinzione è solo latente e non è sistema di pensiero. Ma quando il pensiero inespresso diventa premessa di un sillogismo, allora, al termine della catena, c´è il Lager. Questo è successo in Italia nel 1938 con le leggi razziali, questo è successo con i campi di sterminio nazisti ma questo può succedere se il sillogismo viene riproposto oggi. "Tutti gli stranieri sono nemici. I nemici vanno soppressi. Tutti gli stranieri vanno soppressi."

Noi Madri per Roma Città Aperta riteniamo che proprio nel ricordare la storia dei campi di sterminio avvertiamo un sinistro segnale di pericolo.

Risentiamo oggi quel sinistro segnale in ciò che ha provocato atti di violenza contro rom, sinti e cittadini italiani di origine straniera.

Lo risentiamo nel clima d´intolleranza verso gruppi etnici o sociali non dominanti e vulnerabili e nella criminalizzazione dell´immigrazione irregolare.

Lo risentiamo nei dispositivi che incidono lo stigma sociale anche sui corpi degli "altri": schedature e impronte digitali "etniche" in fondo sono l´equivalente funzionale della stella gialla.

Lo risentiamo nella creazione dei Centri di Identificazione e di Espulsione, dove la marchiatura simbolica vale a differenziare e separare i corpi proliferanti e minacciosi da quelli "normali".

Con Primo Levi ricordiamo quanto è già successo:

considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no


Vogliamo ricordare oggi, giorno della memoria, gli uomini discriminati, rinchiusi e sterminati ieri e gli uomini discriminati, offesi e privati di ogni diritto oggi.

27 Gennaio 2010 sul Ponte dell’Industria via di Porto Fluviale, ore 15 (zona ostiense)



Comitato Madri per Roma Città Aperta

madrixromacittaperta@libero.it
madrixromacittaperta.noblogs.org

25/01/10

Segnalazioni: Report assemblea nazionale

Il nostro Coordinamento ha partecipato all'Assemblea nazionale delle realtà migranti ed antirazziste che si é tenuta ieri 24 gennaio a Roma. Pubblichiamo sul nostro il comunicato finale, perché possa circolare il piú ampiamente possibile.

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Le drammatiche vicende di Rosarno sono un'espressione dell'offensiva razzista e contro i diritti dei lavoratori in corso nel nostro paese.

L'assemblea solidarizza con le ragioni che hanno spinto gli immigrati di Rosarno a ribellarsi reagendo allo sfruttamento, alla criminialità organizzata e agli attacchi razzisti. La politica repressiva del Governo colpisce gli immigrati e alimenta xenofobia e razzismo nella nostra società.

Queste vicende rafforzano l'esigenza di costruire una rete permanente di collegamento tra le diverse realtà di migranti e antirazziste sulla base della piattaforma del 17 Ottobre per rendere più stabile e efficace l'iniziativa. L'asemblea esprime la necessità di articolare territorialmente le mobilitazioni in solidarietà con gli immigrati di Rosarno, impegnandosi a sviluppare prioritariamente iniziative per la libertà degli immigrati e dei rifugiati provenienti da Rosarno ancora rinchiusi nei CIE di Bari e Crotone affinchè sia loro concesso un permesso di soggiorno per motivi umanitari.

L'assemblea si impegna a sostenerere iniziative e mobilitazioni eventualmente promosse in Calabria, compresa la convocazione di un incontro nazionale da realizzarsi ad Aprile come momento di approfondita riflessione comune.

L'assembela si pronuncia per promuovere una forte campagna di sensibilizzazione antirazzista a partire dal mese di marzo.

Decidiamo, anche in solidarietà con i migranti francesi promotori dello sciopero del 1° Marzo e raccogliendo lo spirito dei promotori del Comitato 1° Marzo, di indire per quella stessa data una giornata di forte mobilitazione nazionale sulla base della piattaforma del 17 Ottobre e in special modo per la regolarizzazione di tutti gli immigrati e il pieno godimento dei diritti di cittadinanza, riconoscendo il valore politico delle lotte dei migranti in particolar modo quando investono il terreno dei rapporti di lavoro. Ogni realtà territoriale articolerà l'iniziativa attraverso forme diverse compreso lo sciopero là dove se ne presenti la possibilità concreta a partire dai posti di lavoro. Sosteniamo inoltre l'esigenza di convocare uno sciopero generale sui temi del lavoro migrante.

Ci adoperiamo fin d'ora ad organizzare dal basso un Convegno le cui modaltà e forme saranno discusse nella prossima assemblea.

L'assemblea Nazionale si riconvoca per il 7 Marzo a Roma.

In preparazione della stessa proponiamo che il gruppo di collegamento si riunisca Sabato 20 Febbraio alle ore 10.30 in Via Giolitti 23, Roma

Roma 24 gennaio 2010

L'Assemblea nazionale delle realtà migranti e antirazziste

18/01/10

Segnalazione: Dopo Rosarno, Annamaria Rivera

Editoriale su "Liberazione" del 15 gennaio 2009


Quel che fa impressione, di questo paese alla deriva in ogni senso, non è solo il razzismo ormai senza freni, né soltanto il compimento di un processo che chi scrive aveva puntualmente previsto: cioè la saldatura fra razzismo istituzionale e razzismo popolare (o "di massa", se preferite). Ciò che colpisce di più è l'impotenza della sinistra comunque aggettivata: impotenza al tempo stesso teorica e politica, coniugata con una tale perdita della memoria da far pensare a una sindrome patologica. Di fronte alla caccia all'uomo e alla deportazione delle vittime della violenza mafioso-padronal-popolare di Rosarno, il meglio che si è letto, sul versante delle voci non marginali, è l'indignazione stupefatta di chi sgrana gli occhi di fronte al fatto che "per la prima volta un'intera piana del sud è stata sgomberata da tutti gli uomini con la pelle nera che la popolavano" (Gad Lerner). Ciò che fa specie è quel "per la prima volta". Abbiamo già dimenticato la strage di camorra che il 18 settembre 2008 uccise a Castelvolturno sei lavoratori africani e un italiano, nonché le dichiarazioni ignobili di Maroni (anche allora) e la caccia ai migranti "irregolari" che ne conseguirono? Già ci siamo lasciati alle spalle il pogrom di Ponticelli, ispirato dalla camorra e da interessi economico-istituzionali (anche centrosinistri), con la cacciata dell'intera popolazione rom della zona a pietrate e insulti popolari? Eppure Ponticelli metteva in scena il più classico esempio di pogrom: la propalazione, ad opera della camorra, di una "voce", modellata sulla leggenda della zingara rapitrice d'infanti; l'accusa e la condanna di una giovane romnì innocente; il furore e la violenza popolari; l'espulsione dal territorio di tutti gli zingari. E Ponticelli a sua volta ripeteva il copione di Scampia: in quest'altro quartiere della periferia napoletana, nel lontano 2000, per due giorni bruciarono le favelas dei rom, dove si erano rifugiati profughi non riconosciuti, fuggiti dalla guerra civile in Jugoslavia. O forse inconsciamente si crede che i rom siano meno umani perfino dei "negri"?

Se poi volessimo allungare lo sguardo all'indietro, di episodi simili ne troveremmo a decine all'epoca in cui dilagava la sindrome sicuritaria centrosinistra, fomentata e/o cavalcata ad arte da governanti e amministratori democratici. Questo per dire che, per chi avesse voluto coglierli, i segnali del precipitare di questo infelice paese verso il baratro del razzismo c'erano tutti già da lungo tempo. Per ribadire che, quando hanno governato, le "forze democratiche" hanno colpevolmente favorito la saldatura della quale abbiamo detto ed evitato come la peste di varare misure per rendere meno vulnerabili i senzadiritti, il che ha spianato la strada ai post-nazisti che oggi ci governano.

Inoltre, che i braccianti di Rosarno siano "uomini con la pelle nera" è assai poco rilevante. Se fossero stati bianchi, olivastri o gialli, il trattamento loro riservato, in quel contesto ambientale e storico definito, sarebbe stato lo stesso. La "razzizzazione", come sa chi ha studiato i dispositivi del razzismo e conosce la storia dell'antisemitismo, ignora i confini fenotipici. Vedrete: quando a Rosarno, a Castevolturno o in Capitanata, risulterà più utile impiegare come forza-lavoro servile braccianti in nero di nazionalità marocchina, rumena o bulgara, al momento opportuno sarà contro di loro che verranno scatenate le accuse e la "caccia al nero". Come del resto è già successo. A Cassibile, per esempio, quando nei primi di giugno del 2006 un rogo distrusse la baraccopoli dove erano costretti ad alloggiare i braccianti maghrebini (non neri, fino a prova contraria), impiegati nella raccolta delle patate. Già quel caso mostrò che violenze, "rabbia popolare" e operazioni di polizia per individuare, espellere o arrestare i "clandestini" sopraggiungono, puntuali come la morte, nella fase finale della raccolta, quando diminuisce la domanda di manodopera.

Non è dunque il colore della pelle a scatenare i pogrom bensì lo status di meteci, di senzadiritti o con diritti limitati, ai quali, oltre tutto, sono imposte condizioni disumane di lavoro e di esistenza. L'"errore" di questi lavoratori è stato il mostrare che, malgrado ogni cosa congiuri a de-umanizzarli, essi restano umani. Ribellandosi, oggi come l'anno scorso, le "bestie" hanno esibito tutta intera la loro umanità. E' questo ad essere intollerabile. Non solo per la 'ndrangheta, per il ministro dell'interno, per gli agrari locali, piccoli o grandi, ma anche per i "comuni cittadini" che socializzano e scaricano il proprio rancore contro capri espiatori moralmente e materialmente de-umanizzati.

Le "bestie" sono capaci di farsi soggetti, perfino di ribellarsi. L'impotenza e l'insipienza della sinistra politica e sindacale risaltano ancor di più di fronte alla capacità di ribellione spontanea (quindi talvolta controproducente) dei troppo umani: perché in tutti questi anni quasi nessuno ha saputo o voluto organizzarla e indirizzarla?

12/01/10

Comunicato: Mai il razzismo in nostro nome!

A Rosarno razzismo istituzionale, razzismo popolare e razzismo dei media si sono fusi insieme, così come da anni sta accadendo in tutta Italia. In più, in questo come in molti altri casi, si sono aggiunti la criminalità organizzata e lo sfruttamento disumano di una manodopera straniera che il “pacchetto sicurezza” rende costantemente ricattabile - con o senza i documenti in regola - e quindi assolutamente priva di diritti.

Il razzismo istituzionale è palese nelle dichiarazioni del Ministro Roberto Maroni che ha incolpato – sembra incredibile! - l’immigrazione clandestina di aver alimentato la criminalità, e ha ribadito la “tolleranza zero”, senza nominare l’aggressione subita dai lavoratori immigrati e, più grave ancora, senza denunciare come sarebbe dovere del Ministro dell’Interno) la grave condizione di sfruttamento, illegalità e violenza a cui vengono costretti i giovani africani, e quindi senza punire, con la stessa pervicacia con cui procederà alle espulsioni, alle detenzione e agli arresti degli immigrati, quei datori di lavoro e quei caporali che li costringono a condizioni schiavistiche di vita e di lavoro.

Una parte della popolazione di Rosarno, incitata e fomentata da forze che lo stesso Prefetto di Reggio Calabria definisce “non chiare” e “fuori controllo”, ha reagito con violenza, e anche i media hanno veicolato la tesi della “minaccia immigrazione”. Né l’opposizione politica presente in Parlamento ha reagito con la fermezza necessaria alle bugie palesi e al clima di evidente razzismo.

Quasi nessuno ha rilevato che i “fatti di Rosarno” hanno avuto inizio da una denuncia presentata dai lavoratori contro i loro sfruttatori e i caporali – una denuncia coraggiosa e tante volte richiesta, a parole, dalle autorità. Sono passati in second’ordine il fatto che, in pratica, tutta l’economia della zona si basa sulla manodopera “clandestina” che lavora nei campi e nelle piantagioni e il ruolo fondamentale della criminalità organizzata in Calabria.

Noi siamo indignate e atterrite. Il clima nel nostro paese è diventato irrespirabile ed è pervaso da una violenza e un razzismo che rendono possibile persino la “caccia al nero” di antica memoria. Siamo atterrite anche perché in Italia non si esprime una forte coscienza civile e sociale adeguata alla gravità della situazione.

Facciamo nostra la posizione di molti costituzionalisti: abbattere le garanzie dello stato di diritto per gli immigrati, creare un diritto penale speciale, abolire, per loro soltanto, le garanzie dello stato democratico e la protezione sociale, costituisce un imbarbarimento complessivo della nostra convivenza, un nuovo populismo reazionario che, attraverso il controllo dell’informazione e dell’economia, metterà tutti “in riga”. Saremo tutti coinvolti, nessuno escluso, lo siamo già oggi.

Gli allarmi sulla sicurezza produrranno leggi e prassi più restrittive, e dunque sempre maggiore “clandestinità”, effetto delle politiche di sbarramento delle frontiere e di criminalizzazione degli immigrati nel territorio nazionale, e questa maggiore diffusione della “clandestinità”determinerà a sua volta un allarme sociale sempre crescente che offrirà altri margini alla speculazione politica ed agli imprenditori della sicurezza… Si avvicina davvero il tempo di denominare il ministero dell’interno come il “ministero della paura”.

Noi ci rivolgiamo alle donne, a tutte le donne, chiedendo loro di prendere parola e di lottare per i diritti civili fondamentali che sono indivisibili, per i diritti umani che proprio in Italia vengono calpestati quotidianamente.E a quegli uomini violenti di Rosarno che hanno detto “noi difendiamo le nostre donne dalla violenza dei negri” noi rispondiamo: Mai il razzismo in nostro nome!

Facciamo nostre le richieste immediate delle associazioni degli immigrati e delle associazioni antirazziste: occorre introdurre al più presto meccanismi di regolarizzazione permanente a regime, in modo da fare emergere tutto il lavoro sommerso degli immigrati. Occorre abbreviare drasticamente i tempi burocratici per il rinnovo dei documenti di soggiorno. Si deve rilasciare uno speciale permesso di soggiorno per ricerca lavoro a quegli immigrati che denunciano il datore di lavoro “in nero”. Tutti i richiedenti asilo dovranno avere accesso alla procedura per il riconoscimento di uno status di protezione internazionale, o di protezione temporanea, e quanti hanno ricevuto un primo diniego devono essere posti nelle condizioni di restare in Italia fino all’esito definitivo del ricorso. Il sistema di accoglienza per loro previsto va potenziato e rifinanziato per non costringere chi è fuggito da guerre e persecuzioni alla “sopravvivenza animale” nella quale si sono trovati gli immigrati nelle campagne di Rosarno e non solo.



Coordinamento Donne contro il Razzismo
Casa Internazionale delle Donne

27/11/09

Giovedì 10 dicembre 2009, ore 17 - 20

Coordinamento Donne contro il Razzismo


SINDROME ITALIA: CONVERSAZIONE A PIU' VOCI


intorno al libro di Annamaria Rivera

Regole e roghi. Metamorfosi del razzismo

(edizioni Dedalo, 2009)


Ne discuteremo con l'autrice

e con Cristina Ali Farah, Carla Collicelli,

Sabrina Marchetti, Grazia Naletto, Ambra Pirri


Coordina Isabella Peretti


Casa internazionale delle donne

via della Lungara 19 - sala Simonetta Tosi



(copie del volume sono disponibili presso la Casa internazionale

delle donne – rivolgersi a Francesca Koch)